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Villa
Aldobrandini
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Nasce
sull'impianto originario di una prima villa appartenuta, tra
altri, al medico PierAntanio Contugi da Volterra, cui si deve
l'appellativo "del Belvedere", attribuito alla villa
per la sua posizionE dominante Roma, i colli ed il mare.
Nel 1598 Clemente Vili la donava al nipote Pietro il quale
incaricava Giacomo Della Porta della riedificazione della
nuova villa, pressoché ultimata nel 1602, tanto che l'anno
seguente vi soggiornava Clemente Vili. I lavori di
completamento del teatro d'acqua, diretti dopo la scomparsa
del Della Porta da Carlo Maderno e Giovanni Fontana,
proseguirono fino alla morte del cardinale (1621). Nel 1683, a
seguito del matrimonio tra Olimpia Aldobrandini, cui la villa
era pervenuta per passaggi ereditari, con Camillo Pamphili, la
villa divenne proprietà del principe Giovan Battista Pamphili,
cui si devono il cancello ed il muro di cinta ad aperture
ovali che ne delimitano ora il perimetro in luogo
dell'originaria siepe. Estinta" nel 1760 la famiglia
Pamphili, la villa, dopo varie cause giudiziarie, divenne
proprietà Borghese; nel 1837 passò in eredità al principe
Camillo Aldobrandini che esegui alcuni interventi di restauro
diretti dal Canina. Danneggiata nel corso della seconda guerra
mondiale, la villa è stata nuovamente restaurata
dall'architetto Busiri Vìci per conto di don Camillo
Aldobrandini. |
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Villa
Falconieri
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Il
sistema di insediamenti tardocinquecenteschi e seicenteschi
che sul Colle del Muscolo ripete, in qualche modo, un fenomeno
già verificatosi in antico, prende il via sotto il
pontificato di Paolo III, attestata da una medaglia della città
di Frascati, coniata nel 1549, nella quale è rappresentata la
"Rufina", la prima villa edificata nella zona per
volere di Alessandro Ruffini. Nel I 563 il Ruffini, gravato
dai debiti, è costretto a venderla a Francesco Cenci, padre
di Beatrice dal quale, attraverso numerosi passaggi, diviene
nel 1628 proprietà' della famiglia Falconieri col cui nome è
ancora oggi denominata la villa.
La proprietà resta della famiglia Falconieri fino alla sua
estinzione nel 1865; nel 1883 viene venduta al principe
Aldobrandini Lancellotti che la cede subito dopo ai frati
trappisti delle Tre Fontane. Inizia il periodo più buio per
la villa che è soggetta, ad un rapido degrado ed al taglio
della maggior parte delle alberature. |
| Acquistata
dal barone Mendeissohn Bartholdy nel 1905,viene
successivamente da questi donata all'imperatore di Germania
Guglielmo II, che ne promuove un restauro e la destina a
scuola di Belle Arti; in questa veste la villa vede la
frequentazione di illustri artisti tedeschi.Nel 1918 la villa
viene requisita dal Governo italiano e durante gli ultimi
eventi bellici subisce un devastante bombardamento; restaurata
dopo la guerra è oggi sede del Centro Europeo
dell'Educazione, ed oggetto di continui restauri sia della
villa che del parco a cura della Soprintendenza per i Beni
Ambientali ed Architettonici del Lazio. |
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Villa
Torlonia
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| Del
complesso della Villa Borghese, poi Ludovisi, Conti, quindi
Torlonia, rimangono oggi solo il parco con il grandioso teatro
d'acqua, in quanto la villa vera e propria è andata distrutta
a seguito degli eventi bellici dell'ultima guerra ed è oggi
sostituita da un fabbricato moderno. Sul terreno dove più
tardi sorse la villa con il monumentale giardino esisteva fin
dal 1565 una dimora campestre di proprietà di Annibal Caro,
alla quale il poeta era molto legato, tanto da definirla, con
una parafrasi del suo nome, la "Cara villa". Alla
sua morte gli eredi si disfarono della proprietà, che passò
nel 1579 al cardinale Tolomeo Galli di Como il quale la ampliò
con l'acquisto di terreni adiacenti.La realizzazione della
villa con il suo parco si deve però al cardinale Sdpione
Borghese, nipote di Paolo V (salito al soglio pontifìcio nel
1605)che, a partire dal 1607, diede il via alla costruzione
del palazzo oggi scomparso, ai lavori di adduzione dell'acqua,
alla sistemazione del giardino ed alla costruzione
dell'imponente teatro delle acque; per suo volere si aprì
anche il vasto piazzale - belvedere di fronte all'edifìcio,
con la bella fontana detta "del Candeliere", opera
di Flamiinio Ponzio.Dal 1954 è di proprietà del Comune di
Frascati ed è destinata a parco pubblico. Tra i giardini
delle Ville Tuscolane, il parco di Villa Torlonia è forse il
più importante, per le dimensioni e la ricchezza del verde e
dei motivi architettonici che lo abbelliscono. La prevalenza
del parco sul palazzo è dichiarata anche nell'impianto
planimetrico del complesso, che vede la villa ih posizione
eccentrica e periferica rispetto al giardino, sviluppato tutto
a monte della villa stessa ed organizzato sostanzialmente in
due parti: più a valle un vastissimo terrapieno trattato a
giardino all'italiana,scompartito
in grossi riquadri, un tempo semplici partere erbosi
contornati da siepi, oggi caratterizzati da immissioni
ottocentesche di essenze d'alto fusto; nei terrazzamenti
superiori, che assecondano il natura le andamento del terreno
a formare una collinetta, folti boschetti in mezzo ai quali,
in asse con la prospettiva centrale, si apre la radura che
ospita la peschiera superiore. |
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Villa
Tuscolana
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La
villa risale al 1578 ad opera del card. Alessandro Rufini,già
proprietario, di Villa Rufina (oggi Falconieri), a cui si deve
l'appellativo di "Rufinella" attributo al palazzo
per distinguerlo dall'altra villa, più antica.Alla morte del
cardinale la villa passa in possesso della Reverenda Camera
Apostolica, che nel 1580 la concede al card. Guido Ferreri,
nipote di Carlo Borromeo e parente di Pio IV che amplia sia la
villa che il fondo. Numerosi i proprietari che si avvicendano
negli anni successivi: il card. Francesco Sforza, Mario I
Sforza, conte di Santa Flora, Vincenzo de' Nobili, dal quale
l'acquista nel 1604 Clemente Vili Aldobrandini per il nipote
Pietro, proprietario della villa Belvedere (oggi Aldobrandini),
allora in fase di ampliamento, allo scopo di evitare che
un'altra proprietà sovrastasse dall'alto la erigenda
costruzione. Attraverso successivi passaggi la villa
appartenne dal 1639, per quasi un secolo, alla famiglia
Sacchetti. Alcune vedute del periodo testimoniano dell'aspetto
seicentesco della villa; un semplice edificio a tré plani con
la facciata principale orlentata verso Roma, come per quasi
tutte le ville tuscolane. Non sembra vi fossero terrazzamenti
a vari livelli, come nelle ville situate a quota più bassa;
un ampio giardino all'italiana si estendeva di fronte alla
villa e lungo tutto il fianco sinistro. Nel 1740 i Sacchetti
alienarono la proprietà a favore dei Gesuiti, ai quali si
devono le grandi trasformazioni che modificarono completamento
l'aspetto finora conservato dalla villa seicentesca. I lavori
vennero affidati all'architetto della Reverenda Camera
Apostolica Luigi Vanvitelli, addetto ai beni di Frascati
essendosi occupato in precedenza dell'acquedotto di Vermicino,
il quale, pur rispettando il nucleo cinquecentesco della |
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costruzione,
ne modificò completamente l'aspetto, ridisegnando un edificio
a forma di T, con un corpo di fabbrica principale che funge fa
facciata dal quale diparte un lungo braccio organizzato con
corridoio centrale sul quale si affacciano le celle dei
religiosi.
Dopo il 1773, con la soppressione della Compagnia di Gesù, la
villa, tornata in possesso della Camera Apostolica, venne poi
venduta al principe Luciano Bonaparte, che si dedicò alla
sistemazione del vasto parco, con la piantumazione di olivi,
lecci e cipressi e con l'apertura di nuovi viali arricchiti da
statue e reperti di scavo. L'elemento decorativo determinante
era il Monte Parnaso, consistente in una gradinata di siepi di
bosso che componevano i nomi dei poeti più illustri, alla cui
sommità trovavano posto accanto alla copia dell'Apollo del
Belvedere, opera di Pietro Marchetti poi trasportata nel
ninfeo di Villa Lancellotti nel periodo in cui la villa
appartenne a questa famiglia, i busti di Omero, Virgilio,
Tasso e Camoes. Dopo II rapimento del ritrattista di famiglia
e di Mons. Cuneo, venuto in visita agli scavi, Bonaparte si dìsfò
della proprietà vendendola, nel 1820, a Maria Anna di Savoia,
duchessa dello Sciablese. Testimone nel 1821 del passaggio
delle soldatesche austriache, la villa appartenne
successivamente a Maria Crìstlna, moglie del re Carlo Felice
di Sardegna ed in seguito al rè Vittorio Emanuele; nel 1872
la proprietà era della famiglia Aldobrandini Lancellotti, che
arricchì il parco con viali che univano le due ville di
proprietà della famiglia.Gravemente danneggiata dalla guerra,
dal 1966 la villa appartiene ai Salesiani cui si deve il
radicale e discutibile restauro, in parte sanato dai
recentissimi interventi che hanno in parte restituito decoro
alla villa. Con la trasformazione della villa, il
terrazzamento antistante venne esteso sulla destra, delimitato
da un ninfeo e verso valle contenuto da un basamento
Ingentilito da una fontana a conchiglia. Simili interventi
hanno restituito decoro alla villa, che oggi è preceduta da
un pianoro trattato con aiuole, filari esterni di vecchi
cipressi ed intorno boschetti di lecci,pini, cipressi, e' allo
studio un progetto di ripristino del verde storico del
complesso. |
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Villa
Lancellotti
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Nasce
ntorno al 1585 ad opera dei Padri Oratoriani di S. Filippo
Neri grazie all'aiuto di un benefattore, Afonso Visconti, è
l'unica delle Ville Tuscolane a non avere origini legate ad
una committenza privata; passata nel 1617 al banchiere Roberto
Primo che realizzò il bei ninfeo con il giardino
all'italiana, appartenente poi al Piccolomini, che nel corso
del Settecento le ampliarono ed abbellirono.Pervenuta nel 1840
alla famiglia Lancellotti, attuale proprietarìa, fu
sottoposta verso la fine dell'Ottocento ad interventi cui si
deve l'aspetto attuale. Danneggiata nel corso dell'ultima
guerra, l'immobile e i giardini sono attualmente sottoposti a
lavori di restauro a cura della proprietà. |
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Villa
Muti
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Nel
sistema delle Ville Tuscolane, Villa Muti rappresenta il gusto
squisito dell'architettura manierista.
La villa vanta ancora oggi un interessante ciclo di pitture
ispirate a temi biblici eseguiti da pittori fiorentini degli
inizi del Seicento. Il giardino all'italina. disposto su due
piani, è considerato un gioiello dell'arte dei giardini, ed
è stato fonte di ispirazione per numerose altre realizzazioni
in tutta Europa. |
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Villa
Mandragone
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Villa
Mondragone sita in Monte Porzio Catone, altitudine 416 m.
s.l.m. è posta a 2 Km. da Frascati, ai piedi del Tuscolo
(vulcano laziale).
Mondragone deve la sua origine al potente e ricco card. Marco
Sitico Altemps che, insoddisfatto della prima villa acquistata
dai Farnese e rifatta dal Vignola nel 1573, dette incarico a
Martino Longhi il Vecchio di innalzare una nuova, degna
residenza sui ruderi di una villa romana attribuita ai
Quintili. Frequentatore abituale ed entusiasta della villa
divenne il papa Gregorio XIII Boncompagni che accampava un
drago sullo stemma, donde il nome Mondragone. La villa
comprende un'area a uliveti, un castagneto, un giardino
segreto ed uno pensile, ed alcuni viali di lecci di oltre 15
m. di altezza. |

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Villa
Sora
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| La
villa è situata all'entrata di Frascati sulla via Tuscolana,
è di impianto cinquecentesco ed era un tempo circondata da un
vasto giardino ornato di statue e fontane; Attualmente il
corpo antico è inglobato nel nuovi fabbricati novecenteschi
che hanno occupato lo spazio un tempo occupato a parco.
Appartenuta da prima ai Moroni, nel 1600 passò a Giacomo
Boncompagni, duca di Sora, al quale si deve la decorazione del
salone centrale, affidata alla bottega del Cavalier d'Arpino.
I Boncompagni, che rimasero proprietari della villa fino al
1896, la abbellirono con altre decorazioni nel corso del 600 e
del 700. Passata successivamente ai Padri Saleslani, attuali
proprietari, nella prima metà del novecento venne trasformata
nel collegio tuttora esistente in alto. |
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Villa
Parisi
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La
villa sita in Monte Porzio Catone deve la sua nascita a mons.
Ferdinando Taverna tra il 1604 ed il 1605. Nel 1614 l'acquistò
il card. Scipione Borghese che, già proprietario di villa
Vecchia e di villa Mondragone, veniva così a creare un unico,
vasto possedimento per la sua casata. Nel 1896 la villa venne
acquistata da un facoltoso imprenditore, Saverio Parisi;
ridotta durante l'ultima guerra a deposito tedesco ed a
prigione
temporanea dei soldati italiani rastrellati dopo l'8
settembre, ha subito notevoli danni per le vicende belliche.
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Barco
Borghese
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| La
sontuosa Villa che domina Roma, progettata dagli antichi
romani, sorge in Monte Porzio Catone. Era parte del complesso
borghesiano. La Villa si reggeva su poderose costruzioni in
opus reticolatum, e su di esse si appoggia ora il complesso
feudale ottimamente restaurato, dotato di ampi spazi, sale
raffinate e delle più moderne attrezzature tese a soddisfare
tutte le esigenze, che lo rendono luogo ideale di incontro per
cerimonie, occasioni conviviali e di lavoro. |
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